CONVERSAZIONE CON L'UOMO NELL'ARMADIO
di Ian Mac Ewan
regia Giuliano Lenzi
con Ugogiulio Lurini
costumi Marco Caboni
scene Porciatti e Fagioli
luci Silvia Bindi
produzione laLut
L’uomo nell’armadio cui allude il titolo è una creatura
disagiata, con un passato e un presente di sofferenza,
ormai metabolizzata e trasformata in una patologia
cronica.
Ma anche in un’urgenza di raccontarla.
L’uomo nell’armadio è indubbiamente un caso interessante
per la psichiatria. Non solo per il suo stato di disagio
o per la sua apparente mancanza di una vita normale
fatta anche di rapporti col resto della società, ma
anche per la lucida decisione di fare del proprio
passato e della capacità di leggerlo la materia di un
racconto tutt’altro che improvvisato. Si tratta infatti
di un racconto ragionato, ordinato, curato anche nella
scelta di un lessico "alto" che la biografia del
personaggio non lascerebbe supporre: è come se l'uomo
nell'armadio avesse vissuto fino a diciassette anni nel
grembo materno, ha imparato a leggere e scrivere solo a
diciotto anni, ha dimenticato tutto in fretta e ha
passato il resto della vita facendo lo sguattero, il
ladruncolo, il carcerato.
Dunque ciò che non ci racconta, il momento in cui ha
deciso che la sua storia meritava di essere raccontata -
nel chiuso della sua camera/armadio o in un teatro; a se
stesso, ad un assistente sociale o a un pubblico
plaudente - è ciò che lo rende un po’ meno selvaggio e
un po’ più simile ad altri ma anche ciò che
probabilmente lo ha fatto rinchiudere nel suo mondo, più
semplice, più gestibile di quello vero.
Lo spettacolo si svolge in un appartamento, tra una
cucina regolarmente funzionante e una sala adibita a
teatro, da uno scorcio di quotidianità spiata attraverso
una porta a una dimensione teatralmente astratta ed
evocativa, resa appena visibile da una luce livida.
L'irruzione della musica segna il compimento del dramma.
I pochissimi spettatori (tanti quanti contemporaneamente
possono guardare attraverso delle porte) sono ospiti, e
quasi intrappolati fra un bordo e l'altro della scena.
SCHEDA TECNICA
Compagnia: 1 attore, 1/2 tecnici
Durata: 1 ora ca.
Lo spettacolo è ambientato in un appartamento.
Occorre quindi un appartamento a disposizione, abitato o
meno, purché disponibile almeno un paio di giorni prima
del debutto.
La scena si svolge in due diversi ambienti, una cucina e
una qualunque altra stanza purché abbastanza profonda:
quest’ultima dev’essere più possibile sgombera, mentre
la cucina dev’essere normalmente funzionante.
L’intervento degli scenografi è finalizzato all’utilizzo
più consono ai fini della scena degli arredi già
presenti in casa.
La disposizione ideale del pubblico (non più di
dieci-quindici persone per replica, secondo a situazione
logistica) è in un ambiente intermedio fra la cucina e
l’altra sala, in modo che al cambio di scena gli
spettatori debbano semplicemente girarsi su se stessi
senza dover itinerare.
Carico elettrico richiesto: kw. 3
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